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A poche ore dall'approvazione della devolution che con 38 voti di scarto modifica in più parti la Costituzione, da Vespa si dibatte dell'appasionante tema: "Facciamolo in tv", passerella di casi illustri, dalla Franzoni che annuncia la gravidanza da Costanzo, alla separazione Albano-Lecciso all'Isola dei famosi, con apoteosi finale per il Cavaliere della grande intuizione, il primo, quello del contratto con gli italiani, nel 2001, che firma sotto l'occhio compiaciuto dell'allora neoflagellato. Povera patria.
ps lo scoramento è molto ma l'incazzatura è di più
Se una donna la ti si offre,
periglioso è assecondarla,
ella di poi si vendica!
Teofilato (Gian Maria Volonté) in L'Armata Brancaleone (Mario Monicelli, 1966)
Dunque... Un modo per aprire una cassaforte è quello della dinamite, sistema che usava il famoso Fu Cimin.
- Macché cinese, veneziano era!
"Fu sarebbe che morì, Cimin è il cognome, no? Poveraccio.. saltò in aria con tutta la cassaforte: quindi è un sistema che io escludo a priori.
Dante Cruciani (Totò) nei Soliti Ignoti (Mario Monicelli, 1958)
Agosto, un secolo fa. Corso per ore dietro a un pallone, la maglietta sudata sulla schiena, i piedi ormai scalzi, le gambone allergiche prudono, arrossate dall'erba, l'acqua nella gola e sul collo. Felicità ignorante, un prato gigante e un pomeriggio infinito, tutto lì, eterno.
Poi un giorno, di colpo. Un prima e un dopo, il presente stritolato che affanna. Fine dell'allergia e dell'innocenza.
Quel momento che dici, caro zumal, quello antico e nuovo, come in Fancia questa estate, lo chiamerei della terza fase. A occhio, la meglio. Nessun rimpianto ma men che meno consigli. Che poi magari si scopre che café olé è davvero un entusiasmo spagnolo. E sai le risate.
uno splendido trentasettenne
…Voglio dire fuori dai denti: io scendo all’inferno e so cose che disturbano la pace di altri. Ma state attenti. L’inferno sta salendo da voi. E’ vero che sogna la sua uniforme e la sua giustificazione. (qualche volta). Ma è anche vero che la sua voglia, il suo bisogno di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere, è forte ed è generale. Non resterà per tanto tempo l’esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, toccato la vita violenta. Non vi illudete.
E voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e sull’idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su un delitto la sua bella etichetta. A me questa sembra un’altra delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali.
Pier Paolo Pasolini a Furio Colombo il pomeriggio dell’1/11/1975. L’indomani, la morte.
Caro Tommaso,
faccio parte dell'associazione Diavolo Rosso, non ero presente quella sera e non posso dirne. Replico però a quello che pubblichi su www.labran.ca
Intanto per consentirti di tener fede al titolo che premetti: "La verità su Asti"
1. Il Diavolo Rosso che ti ha ospitato non è un "circolo Arci" ma una comune associazione di persone.
2. "l’anziana signora che gestiva il locale" non gestisce personalmente ma è uno dei tanti volontari che per campare nella vita fanno altro (quella non è nemmeno anziana, si chiama Isa e lavora in uno studio legale) e da cinque anni si impegnano, senza alcun compenso, servendo ai tavoli, stando in cucina, alla cassa o organizzando musica, teatro, incontri, raccolte fondi ... facendo le mille cose che sono essenziali a tenere aperto, precariamente ma aperto, il locale.
3 la chiesa poi non sempre è "gelida" ma, è vero, talvolta accade, il che fa rabbia doppia se pensi che la gelida costa 3,5 milioni di lire in affitto al mese.
Non aggiungo altro sul progetto, le energie, gli artisti, scrittori, associazioni. Non mi sembri particolarmente interessato. Spero che almeno la birra ti sia piaciuta.
Per il resto mi sembra siano considerazioni personali a meno di prendere per verità anche la parte sulle "noiose serate astigiane" (per quel che vale mi piace pensare che uno si annoia perché è noioso di suo - e conosco metroplitani annoiatissimi. Certo il brivido di incontrare in ascensore Simona Ventura ... Tra l'altro, in campagna, ne abbiamo di ascensori?)
Reputo invece inaccettabile che un relatore (condizione non imposta da alcunché) prenda e se ne vada, anche se le domande sono sceme, provocatorie, inadeguate. Per rispetto al posto che lo ospita, agli amici che lo hanno invitato, ai tanti o pochi che sono andati ad ascoltarlo. Quanto al tuo problema personale infine mi spiace se non presenterai più libri nei circoli di campagna. Io dico che con qualche accortezza ne troverai qualcuno adatto a te, volendo anche a garantirti una uscita tra gli applausi. O almeno una telecamera.
Stefano Labate
p.s
Io il salame non lo mangio più perché non mi fa bene, mi ritengo mediamente intelligente e impegnato e non so bene se sono una borsetta pure io ma il tutto non mi sembra possa avere la minima rilevanza nella vita degli altri. Talvolta le categorie aiutano a farci capire il mondo talvolta a restarne tragicamente intrappolati.
E io che credevo che fosse solo l'ennesima perla dell'ottimo Fede. Che il giorno di Santo Stefano, in collegamento occasionale, di "inviato dalle Maldive", a poche ore dal maremoto nel sud est asiatico, apre il Tg5 delle 13 confortandoci dal suo villaggio che "la situazione è rientrata" e "per i turisti italiani non ci sono problemi". Menomale. Stanno bene anche Maldini e Zambrotta.
Menomale anche nei giorni a seguire. La Croce Rossa italiana impiega ogni sforzo per reimpatriare tutti i connazionali. Così come quella tedesca, francese, europee.
E invece oggi il ministro Fini avverte che c'è una complicazione. Intanto non si capiscono ancora le proporzioni della catastrofe: vittime in moltiplicazione (80, 100, 120 mila), altissimo rischio di epidemie, popoli in ginocchio, ecosistemi compromessi.
Ma non è questo. "Dobbiamo prepararci al peggio perchè i dispersi italiani, secondo una stima prudente, sono 600 e di ora in ora cresce il timore sulla loro sorte".
Il tg2 ci apre addirittura, alle 20,30. Il compunto giornalista, introducendo i servizi, accenna alle vittime che lievitano: "ma la cosa più drammatica è che aumenta il numero degli italiani dispersi". Proprio così: "la cosa più drammatica". Segue servizio sul Fini preoccupato. Poi gli 80-100-120mila morti e tutto il resto. "L'ampia pagina della solidarietà", l'euro col cellulare. Nel rispetto della scaletta, in coda, anche lo spettacolo: i disastri rappresentati dal cinema.
Ora, evidentemente, Fini si sbaglia. E' non è una questione di numeri. Il peggio è già qui.
E io mi vergogno. Di essere italiano, giornalista, della miseria di non aspirare nemmeno più a cambiare il mondo, neanche quello intorno a me.
Un comico annaspa un monologo improbabile, per mezz'ora davanti a quattrocento giovani, che si fanno i cazzi loro e applaudono solo quando il poveretto decide di battere in ritirata, anzitempo. C'è qualcosa di più triste?
- Vabbè è stata una serata un po' così, non ero concentrato. Comunque spero possiate iniziare l'anno meglio di come lo avete finito. Adesso vi lascio alla musica dal vivo. Ciao ragazzi.
Una pena infinita.
Quelli della musica dal vivo sono probabilmente ancora al bar. A salvarlo ci pensano il buio sul palco e il dj che fa salire una musica.
Io penso a quest'uomo sui cinquanta. Che si mette in auto il giorno di Natale per una serata nevischiosa nella periferia industriale astigiana.
- Se arrivi da Asti est giri a sinistra prima del passaggio a livello. Non devi entrare in città. Cominci presto, alle 23,30 tocca te. Poi mettiamo musica dal vivo.
Penso a quando ha deciso che lo scollo a V era giusto per il posto. A una pancia pronunciata, esposta. A testi terribili. Che vorrebbero far pensare e invece non riescono nemmeno ad essere volgari. A un ritmo del dire ormai d'antan, insopportabilmente lento, sfrattato da zelig e dai suoi tormentoni. Alla direzione del loocale che domani si lamenterà con la distribuzione per "questo pacco di comico che non faceva ridere nessuno".
Ai dirigenti del centro sinistra. Se entro ventiquattro ore non vi mettete d'accordo sulle candidature vi taglio le gomme della macchina e vi rigo la portiera con un chiodo, vi manometto l'impianto idraulico in modo che l'acqua di scarico del cesso scenda dalla doccia, vi sequestro il cane e lo libero sul retro di un ristorante cinese, dico a Renato Brunetta che non vedete l'ora di andare a cena con lui, vi iscrivo come cavie volontarie ad un test medico sul drenaggio intestinale, mando il vostro indirizzo privato ad un sito di scambio di coppie per soli obesi, collego le vostre luminarie di natale ad una centrale nucleare rumena, spedisco lettere di insulti firmate con il vostro nome al campione mondiale di wrestling in carica, vi abbono alla rivista ufficiale di dianetica, dissemino il vostro collegio elettorale di cartoline con la vostra fotografia e la scritta "proteggi le minoranze, dai una chance ad un idiota", scambio la vostra cartella clinica con quella di un recensore specializzato della Guida Michelin specializzato in piatti a base di lardo, suggerisco a Massimo Cacciari di farvi correggere le bozze del suo ultimo saggio sull'angelismo, spedisco il vostro curriculum ai responsabili del casting di un porno zoofilo, e infine, naturalmente, non vi voto neanche morto, e forse voto per Renato Brunetta. Firmato: un amico.
- da Repubblica
Nella giornate in cui ci si accapiglia su riforma della giustizia e percentuali delle tasse, il dietrofront dell'Italia su Kyoto fatica a guadagnarsi qualche spazio sui giornali. Come ha spiegato il ministro Matteoli rispetteremo gli accordi fino al 2012 come dal primo Kyoto.
Poi riprenderemo ad inquinare come e quanto ci parrà. Proprio come gli Stati Uniti. In culo a quei noiosoni dell'Onu e di Bruxelles. Che da anni perdono tempo su queste cosucce.
Anzi già lo stiamo facendo: le nostre emissioni di gas serra, invece di diminuire del 6,5 per cento sono aumentate di oltre il 9 per cento. Una scelta di responsabilità, per il futuro del mondo e per le generazioni che verranno.
Carrù, stamane, venti minuti alle sei. E' buio pesto e fa un freddo da Langa. Io sono partito da Asti alle 4,30 e siamo un centinaio, accalcati davanti alla serranda chiusa di una trattoria del centro. Un paio di telecamere aspettano, un gruppo di giapponesi sta in fondo alla fila.
Succede sempre così, mi spiegano, ogni anno. E' il giorno della Fiera del Bue Grasso.
Si preme, si urla, applausi. La serranda sale e in un attimo siamo dentro. Qualcuno a destra, qualcuno avanti, qualcuno imbocca la scala, le sedie passano di mano. Già tutto apparecchiato, c'è anche il vino.
"Ciao a tutti, bentornati, questa è proprio una bella pazzia". E' Beppe, cappellone bianco da chef, sorride e stringe mani ancora intirizzite. Da tre giorni cucina e stanotte non ha visto il letto. Un paio di tote - ragazze da queste parti - hanno il grembiule e già il passo di chi sa che oggi non si potrà mollare un attimo.
Ancora applausi e una fisarmonica che punta verso la sala di fondo, dietro a un sax.
Così si comincia, salame cotto e crudo. La prima fetta e il primo bicchiere fanno impressione, dalle imposte non arriva un filo di luce. Poi si va, carne cruda, insalata russa, zuppa di ceci e di trippa, ravioli in brodo, ancora vino. Ecco il clou: carrellone di bollito in mezzo alla stanza. Ovazioni.
Questa cosa mi piace. Un non senso dietro l'altro: scomodo, freddo, lontano, improbabile. Agli antipodi della usability, quella pratica mutuata dal commercio del fare tutto facile che sta già rendendo ogni cosa uguale a tutte le altre. Inutili.
Alle 8 è di nuovo la strada. Abbasso le orecchie del cappellino di lana e faccio i fumetti dalla bocca. Arrivano incontri inaspettati, buoi e vitelli grossi da fare paura, una fotografa ucraina che non la smette di scattare e dice che se riesce a mettere via abbastanza soldi va in Iran. La folla cresce e la mattina avanza. Alla fine il sole è alto, non scalda ma è buono per rimettersi in auto e scollinare dalla Morra ritrovando le colline prima nere.
Adesso ho un po' sonno ma il secondo giovedì prima di Natale lo appunto sul calendario tra le ricorrenze.
p.s. Albi alla fine non è venuto.